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Vivere: il capolinea di un impiegato qualunque

Aggiornamento: 4 dic 2020

Il cinema è costellato di grandi eroi e delle loro azioni al di fuori dall'ordinario, basti pensare ai più blasonati action-movies hollywoodiani o all'infinità di film supereroistici usciti ultimamente. Tuttavia, nella settima arte, c'è anche posto per persone molto più ordinarie, che quasi per caso si ritrovano a compiere azioni che nella loro più assoluta normalità, risultano estremamente eroiche. "Vivere" di Akira Kurosawa (1952), ci mostra di una di queste storie.




La triste svolta di una vita monotona


Kenji Watanabe è un impiegato comunale di una non ben precisata cittadina giapponese. Egli è vedovo, sulla cinquantina, ha un figlio ormai adulto e un lavoro molto noioso, in cui non succede mai nulla e in cui la burocrazia sembra una barriera insormontabile. Da giovane provava ad impegnarsi sul serio, ma finì col rassegnarsi al grigiore di giornate lavorative tutte uguali. Un giorno, però, gli verrà diagnosticato un cancro allo stomaco che lo porterà alla morte in meno di un anno. Solo ora che la sua vita sta finendo, il signor Watanabe si rende conto che di fatto non ha mai vissuto.

La disperazione


A questo punto decide di non tornare al lavoro, cosa alquanto strana per lui, in quanto non aveva mai fatto un singolo giorno di assenza. In un locale incontra uno scrittore, che colpito dalla sua storia, decide di portarsi appresso il protagonista, facendogli provare per la prima volta gli svaghi e le perdizioni della vita notturna. Questo stile di vita sembra non portare a Watanabe alcun tipo di conforto, anzi, lo porta sempre più in basso. Qualche giorno dopo, incontrerà per caso una sua collega, che stanca ed annoiata dal lavoro, gli comunicherà di volersi licenziare. Ed è proprio lei, che raccontandogli del suo nuovo lavoro in una fabbrica di giocattoli, farà tornare alla memoria del nostro anziano protagonista un progetto ormai sotterrato da una miriade di scartoffie: il progetto per la bonifica di una zona paludosa e la successiva costruzione di un parco giochi per bambini.

L'ultimo grande sforzo


Watanabe decide quindi di tornare al lavoro, dedicando tutte le energie e il tempo che gli rimane affinché questo progetto venga alla luce. Non troverà poche difficoltà, in una politica locale corrotta ed in una burocrazia del tutto indifferente alle necessità dei cittadini. Ma proprio pochi giorni prima della sua morte, il progetto verrà portato a termine. Dopo la sua morte, il Sindaco si prenderà tutti i meriti per l'opera realizzata e i colleghi, sorseggiando sakè al suo funerale, decideranno di prendere Kenji Watanabe come modello, ma sappiamo tutti che una volta sobri e tornati alla vita di tutti i giorni, essi dimenticheranno questi eventi.

Considerazioni finali


"Vivere" è un film che come già detto in apertura parla di un atto straordinario compiuto da un uomo molto ordinario, che scopre di non aver mai vissuto proprio quando ormai la sua vita volge al termine, e che quindi decide di dedicare i suoi ultimi giorni nel compiere un'azione giusta.

Non lo fa per avere qualche tipo di beneficio personale ma solo perché è giusto farlo. Con la sua fotografia strabiliante nella ricerca dei contrasti e con una regia molto semplice ma curata in ogni suo piccolo movimento, "Vivere" rientra di diritto tra i capolavori del maestro. Infatti, proprio come il signor Watanabe, tutti noi possono fare qualcosa di buono senza essere delle persone fuori dal comune, ma a differenza sua non dovremmo aspettare la morte per farlo.

Uriel Percyfal Tiogeneitt

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