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  • Uriel P. Tiogeneitt

Sleep di Richter: un rimedio per il nostro sonno

''Se un giorno la mia capacità espressiva diventasse così vasta da ospitare tutta l'arte, scriverei un'apoteosi del sonno. Non conosco maggior piacere del sonno, la cancellazione totale della vita e dell'anima, il commiato dall'essere e dagli uomini, la notte senza memoria e senza illusione, la mancanza di passato e di futuro''. F. Pessoa, Il libro dell'inquietudine di Bernardo Soares, 1986



La nostra epoca, tra tutti i suoi difetti, ci ha anche privati parzialmente del sonno. Nel mondo ultra-globalizzato, i computer e gli smartphone ci connettono per mezzo di una connessione internet. Ma il bombardamento costante di dati e stimoli, spesso, tende a farci dimenticare uno dei nostri bisogni primari, ovvero il meritato riposo dopo la giornata.





Se ne è pure accorto Max Richter, compositore anglo-tedesco, già noto per la sua ricomposizione delle stagioni di Vivaldi e per essere piuttosto prolifico nell'ambito delle colonne sonore. Ma è nel suo 2015 privo di sonno che Richter darà alla luce Sleep (Deutsche Grammophon), ad oggi considerato il suo capolavoro.


Sleep


Il lavoro non si discosta molto dalla cifra stilistica di Richter: l'ambient e la musica da camera sono così complementari. Si fondono l'analogico - archi e pianoforte - con strumenti digitali - sintetizzatori e campionature -. L'insieme di questi elementi fa sì che il minimalismo compositivo crei degli ambienti incredibilmente suggestivi che pervadono ogni sua opera. Quello che rende Sleep unico nel suo genere è la sua smisurata durata: 8 ore e mezza di composizione si snodano lungo ben 31 suits.


La durata non è affatto casuale, in quanto essa dura quanto dovrebbe durare una sessione di sonno. Ad esasperare questo concetto furono anche le performance live, in cui al pubblico furono forniti dei letti su cui coricarsi, tutte rigorosamente svoltesi tra la mezzanotte e le otto del mattino. Queste esibizioni chiesero un grandissimo sforzo psicofisico ai musicisti ed allo stesso Richter. L'idea era quella di perdere sonno già dalla sera prima, in modo tale da creare su loro stessi una condizione simile al jet lag.


Per riposare, ci dobbiamo ''sconnettere''


L’intento dell’opera è una critica al mondo capitalistico, che il compositore non cela neppure nelle sue interviste. L'obiettivo? Come suggerisce Richter, ''sconnettere'' l'ascoltatore dal mondo, dandogli la possibilità di riposare. Per tale ragione, ogni frequenza troppo acuta dell'opera è stata rimossa, per creare un'atmosfera perfetta per assopirsi, allontanandosi da quella frenesia di connessioni da cui è composto il mondo tardo-capitalista odierno.

Sleep di Max Richter rappresenta quindi un colossale monumento sonoro alla quiete del sonno. La composizione va ascoltata nelle ore notturne per perdersi negli sconfinati panorami musicali e assopirsi. Una vera e propria pietra miliare della musica contemporanea, da recuperare in caso si soffra di insonnia o ci si prepari per un lungo viaggio in aereo.

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