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Metropolis: un capolavoro immortale da ricordare

Aggiornamento: 23 nov 2020

Metropolis di Fritz Lang (1927) è il film che ho scelto di analizzare per questa rubrica di fantascienza. Trattasi infatti di un vero e proprio "must" percussore del sottogenere distopico e film che vivamente ha influenzato George Lucas, Ridley Scott, Katsushiro Otomo e molti altri.



La trama La città di Metropolis è governata da ricchi e potenti imprenditori, che vivono nei grattacieli e costringono al duro lavoro la classe operaia. A capo di questa organizzazione vi è Joh Fredersen, egli vive nella torre di Nuova Babele e lascia suo figlio Freder in compagnia degli altri figli privilegiati all'interno dei cosiddetti giardini eterni. Un giorno, Maria, una predicatrice delle masse operaie. irrompe nei giardini assieme ai figli degli operai, costringendo Freder a guardarli e a considerarli come suoi fratelli. La crescente ossessione per Maria porterà Freder alla scoperta del mondo operaio e agli estenuanti turni di lavoro. Poi in tutto questo si aggiunge Rotwang, uno scienziato pazzo che ha creato un uomo-macchina. Costretto da Joh a dare alla macchina le sembianze di Maria, portando così scompiglio nella classe lavoratrice.


Babele, ovvero l'incomprensione tra cervello e mani

"Mediatore tra il cervello e le mani deve essere il cuore" è la didascalia che apre l'opera. L'allegoria usata per esprimere la mancanza di mediazione tra le due parti è il mito biblico di Babele. Infatti i signori di Babele decisero di erigere una torre in nome di dio e degli uomini, sfruttando però il lavoro di altri uomini. L'incomprensione che sorse fra le due fazioni portò la rovina di Babele. E qui che sorge la necessità di portare una mediazione, affinché le due parti cooperino. Negli eventi narrati il cervello è rappresentato da Joh Fredersen e le mani dagli operai; spetterà a Freder essere dunque il mediatore.

Il falso profeta, ovvero il doppio Altro palese riferimento biblico è quello al falso profeta, qui incarnato dal doppio sintetico di Maria. Essa è mandata da Babilonia la Grande, da Fredersen padre per portare scompiglio e quindi giustificare la sua superiorità. Le due figure sono rappresentate agli opposti da ogni inquadratura del film: se l'una è molto frugale e gentile la seconda danza semi-nuda nei locali di lusso, la prima ha uno sguardo rassicurante, la seconda un ghigno mefistofelico... l'interpretazione di Brigitt Helm nei panni di entrambe le figure è stata particolarmente segnante per sottolineare il messaggio. Espressionismo Dal lato tecnico, il film è chiaramente appartenente al filone espressionista, seppur le tematiche sovrannaturali tipiche del movimento, per esempio Nosferatu di F.W. Murnau (1922) o Il gabinetto del Dottor Calligari di R. Wiener (1920), si spostino verso la fantascenza, il forte simbolismo e le scenografie sono comunque impresse di espressionismo. Simbolismo che troviamo anche in molte didascalie e nel montaggio. Esso infatti sembra seguire la tensione presente nelle scene, passando da più posato a essere molto serrato, fino ad unire sequenze e fotogrammi molto brevi. Un montaggio che sembra seguire la teoria dei contrasti e conflitti teorizzata da Ejsestein. Metropolis quindi rappresenta un classico della fantascienza, vero capostipite del sottogenere distopico , anticipando addirittura 1984 di Orwell di vent'anni. E' un film che entra di diritto nella storia del cinema; nonostante le critiche negative ricevute all'epoca della sua uscita, infatti O. Well lo definì ''sciocco'' e L. Buñuel “retorico, banale, intriso di romanticismo superato”. Tuttavia è un must watch per tutti gli amanti del cinema e della fantascienza.


Uriel P. Tiogeneitt

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