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Matteo Felandro Acquatico di Albenga esordisce con: “Il profumo delle primule”


Matteo è un ragazzo di Albenga che si è lanciato nelle braccia del mondo editoriale, realizzando il suo sogno. Classe 1996, si è diplomato presso il Liceo Classico Giordano Bruno. È conosciuto maggiormente per la sua solarità e la sua gentilezza, ma nel suo animo alberga un volto più profondo che gli trafigge il cuore: scrive in modo cauto, senza eccedere, ma rendendo ogni singola parola un “contatto” con il lettore, un’immedesimazione; ricerca un modo per definire la realtà in modo meno crudo e lo fa trasportando la propria immaginazione altrove, come tutti, forse dovremmo farlo.



Un libro di novantanove pagine e trentasei capitoli che racchiude un mondo: quello della depressione. Dona il silenzio di potersi ritrovare di fronte stessi in modo nudo, trasparente. Senza appigli a cui rivolgersi, ma solamente un volto a cui guardare: sé stessi. “Chiama pazzo chi soffre e l’avrai ucciso”: è facile poter dire che il dolore si lenisca, sparisca, come se per magia tutto possa ritornare ad un attimo di felicità, ma non è così. Si soffre per crescere, per capire, ma per dimostrare innanzitutto che la cura più grande è nell'amore verso sé stessi. Guglielmo pecca di amore ma non di vita. Ci si conduce in modo introspettivo in una storia, in cui il protagonista prende per mano il lettore e lo dirige nel cuore di Matteo.




A poco a poco, pare prendere vita un’interlocuzione tra il lettore e l’autore. La conoscenza della storia diventa il sinonimo di un’etica della fragilità. Guglielmo ha paura, soffre e si accolla tutte le responsabilità della propria vita. Cerca di guarire, ma l’unico antidoto è dato in quella forza sovrumana che è l’amore. Lo definisce così:

”Amare significa lenire il terrore di esistere. Chi ama non è più un piccolo punto dell’universo, ma un punto accanto ad un altro punto, due punti che assieme si mescolano, e diventano l’uno dell’altro”.

La depressione non è una colpevolezza, ma è il prodotto di ferite estemporanee che insegnano che la comprensione è il sale della vita. Il libro di Matteo, mostra la riflessione di una coscienza interiore che permette di interrogare sé stessi di fronte alle proprie fragilità, che siano esse grandi o piccole. Questo libro, bacia l’anima.


Claudia Granato

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