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  • Leonardo Pastorello

La salute non è il management del corpo, ma un valore

"Abbi tutto il giorno dinanzi agli occhi la morte, l'esilio e tutte queste altre cose che appaiono le più spaventevoli e da fuggire, e la morte massimamente; e mai non ti cadrà nell'animo un pensier vile, né ti nasceranno desiderii troppo accesi". Epitteto, Manuale, II sec. d. C., trad. it. di G. Leopardi


Jean Baudrillard, con toni polemici, sosteneva che nella nostra epoca ognuno di noi attua il management del proprio corpo, perché il corpo umano è il più bell'oggetto di consumo. [1] Secondo questa prospettiva, potremmo spiegare le imperanti ossessioni per la snellezza, per l'igiene e per l'abbigliamento. In altri termini, dovremmo essere presentabili come degli attori cinematografici, come se fossimo protagonisti di un infinito spot pubblicitario.





Questa cultura dell'apparire ci proietta in una concezione della salute molto illusoria: si dice a un amico ''ti trovo bene'', se lo vediamo sorridente, ben vestito e minuziosamente pulito.

Non ci sarebbe spazio per segni di stress, che siano rughe, capelli bianchi e brufoli: dovremmo essere ''curati'' in ogni aspetto. Tuttavia, lasciare un sorriso per la stampa è molto facile, ma la domanda è: quanto è autentico quel sorriso? Quanto il sorriso immortalato è sintomo di salute?


Una famosa filosofa americana, Martha Nussbaum, sostiene che la dignità di una vita umana si misura in base a delle ''capacità'' - ossia delle espressioni libere delle potenzialità umane - di cui tutti i governi dovrebbero avere cura. Queste capacità, sono 10, ma in questo contesto, sarebbe doveroso ricordarne almeno 3:


"Vita. Avere la possibilità di vivere fino alla fine una vita di normale durata; di non morire prematuramente, o prima che la propria vita sia limitata in modo tale da risultare indegna di essere vissuta.
Salute fisica. Poter godere di buona salute, compresa una sana riproduzione; poter essere adeguatamente nutriti e avere un'abitazione adeguata.
Integrità fisica. Essere in grado di muoversi liberamente da un luogo all'altro; di essere protetti contro aggressioni, comprese la violenza sessuale e la violenza domestica; di avere la possibilità di godere del piacere sessuale e di scelta in campo riproduttivo". [2]

La libertà di movimento citata nel terzo punto, di cui abbiamo tanto parlato negli articoli precedenti sul Festival Nottoliano sulla salute, è un tema di fondamentale importanza, soprattutto in questi giorni di silenzio mediatico - perlopiù televisivo - sul contributo istituzionale dell'Italia presso l'ONU in merito alle misure prese nei confronti di Cuba, Paese che ha sostenuto il nostro territorio durante il primo lockdown. Un noto autore di nome Max Weber, diceva che scienza e progresso sono indissolubili, differentemente da quanto avviene nel dominio artistico, in cui sarebbe fuorviante catalogare un'opera di scarsa qualità per via degli strumenti tecnici con la quale è realizzata. Un capolavoro, prescinde dal tempo, ed è realmente ''riuscita'' se ''non viene mai superata'', perché ''non invecchia mai''. [3]


Questo tema emerso in Weber, ossia quello della relazione fra progresso e scienza, dovrebbe farci riflettere su quanto sta accadendo in questi giorni secondo una prospettiva etica, non solo per quanto riguarda la situazione italiana, ma anche quella internazionale.

La domanda che mi pongo è: quanto è etico il progresso scientifico? Per Weber, la scienza assume un valore per la realizzazione di tutti gli aspetti della vita. Per ''valore'', si intende la manifestazione della volontà di potenza, ossia quella capacità di aggiornarsi culturalmente. La vita scientifica, dunque, presenta due valori: la passione per la scienza e la chiarezza di essere consapevoli di ciò che stiamo facendo. Se la consapevolezza attuale della politica si contraddistingue per via di queste azioni, ci sarebbe molto su cui discutere. ______________________ [1] Si veda J. Baudrillard, La società dei consumi, Il Mulino, Bologna 2017, trad. it. di G. Gozzi e P. Stefani [2] Si veda M. C. Nussbaum, Creare capacità. Liberarsi dalla dittatura del Pil, Il Mulino, Bologna 2013, trad. it. di R. Falcioni [3] Si veda M. Weber, La scienza come professione. La politica come professione, Einaudi, Torino 2004, trad. it. di H. Grünhoff, P. Rossi e F. Tuccari


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