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La democrazia? Una bestia da domare. Ce lo insegna Alcibiade

Aggiornamento: 23 nov 2020

Sono tre le grandi eredità della cultura ellenica del V secolo a. C.: la filosofia, il teatro e la democrazia. Com'è noto, il V secolo rappresentava per la città di Atene un periodo di fioritura artistica, letteraria e scientifica. Fu un'epoca d'oro in cui operarono i tre più grandi tragediografi della storia greca: Sofocle, Eschilo ed Euripide. Inoltre, un altro importante esponente del teatro fu Aristofane, unico autore della commedia antica di cui possediamo ancora le sue undici opere.

Nel campo della cultura letteraria, furono notevoli i contributi di Erodoto e Tucidide, i due massimi rappresentanti della storiografia classica. Il primo, non ateniese, fu autore delle Storie, il secondo, anche lui autore di un'importantissima opera storiografica che ha lo stesso titolo.

I progressi artistici e scientifici erano frutto dell'atmosfera di libertà politica e intellettuale che caratterizzava e avvolgeva la città di Atene, segnata in primo luogo dalle riforme democratiche attuate da Clistene e da Efialte, seguite dal lungo governo di Pericle. Questo scenario culturale e politico fece sì che la filosofia cambiasse il proprio oggetto di indagine: si passò dall'indagine intorno alla natura – physis – a quella che verte l'uomo e i suoi prodotti culturali. Il più importante filosofo di quest'epoca che va ricordato è il famoso Socrate, uomo di modeste condizioni economiche che visse stabilmente ad Atene. Egli uscì dalla città natale solo per combattere da soldato in alcune battaglie della guerra del Peloponneso.




Anche se non svolse mai una vera e propria attività politica, Socrate fu amico di celebri personaggi pubblici, come Crizia, Carmide e Alcibiade, ma manifestò il proprio dissenso verso i politici democratici e aristocratici di allora. Questa fu forse una delle cause della sua condanna a morte del 399 a. C., dovuta all'accusa di corruzione dei giovani – in particolare di Crizia e Alcibiade – e di introduzioni di nuove divinità non riconosciute dal senso comune pagano di quei tempi. Dobbiamo ricordare che Socrate visse gli anni – 411 e 404 a. C. – in cui Atene fu soggetta a due colpi di Stato, quelli dei Quattrocento e dei Trenta tiranni. In questo scenario, la figura di Alcibiade fu di notevole importanza, soprattutto nel 411 a. C., durante la guerra del Peloponneso. In quel periodo, Alcibiade era in esilio per via della fallimentare spedizione in Sicilia contro gli spartani e per lo scandalo delle erme: il politico ateniese tramava un piano di strategia politica e diplomatica per tornare ad Atene. Nel luglio di quell'anno in cui Atene era in mano al regime oligarchico dei Quattrocento, egli era a Samo per rassicurare gli ateniesi che Tissaferne – il satrapo persiano che formalmente era alleato a Sparta con cui stava trattando – si era impegnato a sostenere la loro causa inviando una poderosa flotta fenicia di 147 navi a loro favore; inoltre, aggiunse che il satrapo avrebbe accordato la sua fiducia ad Atene solo se lui, Alcibiade, fosse rientrato nella sua città natale sano e salvo. Ma Tissaferne dichiarò che la flotta sarebbe stata affidata a uno spartano, dunque le parole di Alcibiade non erano vere, erano soltanto finalizzate a far sì che il suo ritorno in città si concretizzasse. Sul piano internazionale, il credito di Alcibiade continuava ad essere equivoco presso i persiani, mentre sul piano interno il prestigio di cui egli godeva ad Atene finì per produrre effetti positivi. In altri termini, Alcibiade trattava con gli alleati – i persiani – dell'oligarchia – rappresentata da Sparta – per persuadere i suoi concittadini sostenitori della democrazia, minacciata dall'avanzata dei nemici.

Questo accenno a questo fatto storico della guerra del Peloponneso ci fa riflettere su come gli interessi privati possono strumentalizzare concetti come quello della democrazia per soddisfare esigenze personali. La figura di Alcibiade rimane di grandissima attualità: potremmo affermare che anche oggi vi sono esponenti della politica che stringono accordi con personalità di democrazie moderne che attuano politiche molto discutibili per fini propagandistici? Uno degli esempi più recenti è l'estradizione di Cesare Battisti – attuata grazie all'accordo tra Salvini e Bolsonaro –, che è stata spettacolarizzata con una passerella dell'allora Ministro dell'interno in divisa, di fronte ai giornalisti.

A voi la parola!


Leonardo Pastorello

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