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Il Vangelo secondo Matteo secondo Uriel P. Tiogeneitt

Pier Paolo Pasolini nel ‘64 firmerà la regia di uno dei più, suo malgrado, controversi e criticati film sulla vita di Cristo: “Il Vangelo Secondo Matteo”. Fin dalla sua uscita, infatti, la pellicola si attirò addosso accuse per vilipendio al culto cattolico. Accuse tra l’altro che il regista si fece piovere addosso già con il suo precedente lavoro, “La ricotta”, contenuto nell'antologia “Ro.Go.Pa.G”, in cui una troupe cinematografica è alle prese con la rappresentazione di una crocifissione.


Forse quello che fece storcere il naso a molti è probabilmente il piglio neorealista, tipicamente pasoliniano, che permea tutta la pellicola, anche se è bene fare una precisazione su quest’ultima etichetta. In questo caso, per neorealismo non si intende infatti una rappresentazione realistica della storia, basti pensare ai costumi, che ricordano più il Medioevo che non la Palestina dell’anno zero, oppure la scelta di Matera come location del film (anche se ad onor del vero, all'epoca della realizzazione del film ci si faceva poco caso). Il vero tocco neorealista sta nel come i fatti contenuti nel vangelo vengono semplicemente messi in scena, senza alcuno scopo “evangelistico”. E forse fu proprio questo a far innervosire la Santa Sede.


Dopo tutto, il libro più censurato dalla Chiesa fu la stessa Bibbia e vedere uno dei codici del Nuovo Testamento rappresentato su celluloide, senza alcuna mediazione pastorale, sicuramente non era visto di buon occhio, nonostante Papa Giovanni XXIII cercò di aprire la Chiesa Cattolica al resto del mondo solo un anno prima dall'uscita di questa pellicola. In realtà, il piglio del film è abbastanza neutro, mostrando le vicende più umane del Messia, di come egli in realtà non sia venuto a portare la pace (Mt. 10 vv 34-37) e della sua vicinanza ai più umili, tema molto caro Pasolini, abituato a portare sul grande schermo il ceto meno abbiente dell’Italia post-bellica.




(Immagine presa da https://www.puntodisvista.net/2009/02/immagini-contemporanee-dialoghi-fotografia-giovanna-gammarota-maurizio-de-bonis/)


Gli stessi umili che il regista raccattava per strada come attori, cosa che anche in questo film avviene. La scelta dell’allora studente anti-franchista Enrique Irazoqui come Gesù ne è forse un esempio lampante. Irazoqui si trovava allora a Firenze alla ricerca di fondi e sostegno per il sindacato studentesco di Barcellona e lì per caso entrò a contatto con la produzione del film. Seppur inizialmente scettico, lo studente spagnolo accettò il ruolo e gli costò pure l’arresto una volta ritornato in patria; aver partecipato ad una produzione condotta da un regista da sempre vicino ad ideologie di stampo comunista non piaceva molto alla Spagna di Franco.


Insomma “Il Vangelo secondo Matteo” rappresenta una pietra miliare della cinematografia nostrana e internazionale, tanto che Martin Scorsese in un’intervista lo definì “il miglior film su Cristo mai realizzato”. Seppur sia un modo di fare cinema ormai attualmente anacronistico, è un film che mi sento di consigliare, proprio per la “neutralità” con cui racconta il Vangelo; senza porsi obiettivi né dogmatici né accusatori.

Fonti sitografiche;

https://it.wikipedia.org/wiki/Il_Vangelo_secondo_Matteo

https://it.wikipedia.org/wiki/Enrique_Irazoqui

https://www.repubblica.it/cultura/2014/07/22/news/ha_50_anni_il_vangelo_secondo_matteo_di_pasolini_e_la_chiesa_lo_riabilita-92136077/


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