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Chi siamo e cosa diventeremo: la paura del vuoto



Anima, bellezza, amicizia, memoria, desiderio e fiducia: sono questi i temi trattati nei nostri caffè filosofici. Cosa ci siamo portati a casa da questi incontri? Indubbiamente, tante domande, e ciò non dovrebbe stupirci se si filosofa insieme. I nostri incontri settimanali sono un momento importante di crescita personale, in cui la fragilità e la curiosità si fondono all'insegna della ricerca di ciò che non si può conoscere. Dopo aver letto il titolo di questo mio brevissimo articolo, vi starete aspettando - forse - una definizione sofisticata di ciò che siamo e ciò che diventeremo. Ebbene, per chi ha avuto modo di conoscermi almeno un po', sa che ''so di non sapere''. Dunque, non vi aspettate profezie o filippiche dal sottoscritto.


La motivazione che mi ha spinto a scrivervi è semplice: sono in un vorticoso vuoto con cui ho un rapporto conflittuale. Come ricorda Pierre Hadot ne Esercizi spirituali e filosofia antica (1981), secondo Marco Aurelio l'anima umana <<percorre il cosmo intero e il vuoto che lo circonda e si estende nell'infinità del tempo infinito e abbraccia e pensa la rinascita periodica dell'universo>>. [1]

Il filosofare si inserisce in questa armonia con il cosmo, affinché i continui - e inevitabili - cambiamenti possano essere osservati e discussi per trovare una via morale da percorrere.


Tuttavia, rimangono delle questioni aperte: sappiamo convivere con il vuoto? Cosa siamo di fronte al vuoto? Il vuoto è una minaccia o un'opportunità?

Sarebbe interessante provare a rispondere insieme a queste domande, soprattutto in questi tempi segnati dalla pandemia, in cui dobbiamo fare i conti con la nostra solitudine, con i nostri tempi morti o ''vuoti'' che siano. Il vuoto spaventa, ci aliena, ci separa dagli altri, indipendentemente dalla pandemia. Ma perché tanta paura?


Leonardo Pastorello



Note bibliografiche:

[1] P. Hadot, Esercizi spirituali e filosofia antica, Einaudi, Torino 2005, p. 157

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