Cerca
  • Leonardo Pastorello

Cambiamo la scuola: un libro contro la dispersione politica e scolastica

"Ripensare la scuola significa fare di essa un luogo profondamente e autenticamente politico. La scuola umanista deve essere un vero e proprio laboratorio aperto in cui gli studenti possono esercitare e sviluppare la propria natura di animali politici e sociali, in cui imparano a vivere insieme in modo critico e consapevole." Le parole di Matteo Saudino e Chiara Foà.




L'alto numero di suicidi di studenti risultava allarmante anche prima della fase pandemica.

Anno dopo anno, ci allontaniamo con terrore da un sentimento utilissimo: la noia. Questa la viviamo come se stessimo perdendo tempo. Ma il ruolo della noia ha un fine ben preciso: trovare idee nuove per creare nuovi atti creativi, ma purtroppo non la viviamo così. Abbondiamo di giocattoli, gadget, serie tv, abbigliamenti, ore spese sui social per fare cosa? Per non annoiarci, perché la realtà ci tormenta, soprattutto quando ci costringe a chiederci chi siamo.


Da piccoli veniamo bombardati con la domanda ''Cosa vuoi diventare da grande?'', anziché con l'interrogativo ''Chi sei?''. L'attenzione è posta sul ''cosa'', non sul ''chi'' o per meglio dire sul verbo ''essere''. Siamo obbligati a seguire il paradigma dell'avere sempre chiari i nostri obiettivi, come se fossimo un prodotto lanciato sul mercato, ed ecco le ansie da prestazione, le pressioni di chi ci circonda, gli ansiolitici, gli antidepressivi, gli stabilizzatori dell'umore, le terapie di coppia.


Fino a quando concepiremo il benessere nella sua connotazione prettamente consumistica, non ci sarà un futuro roseo. La proposta di Matteo Saudino e Chiara Foà è semplice: ricostruiamo insieme la scuola, pensandola in una chiave diversa, che non è quella della scuola-azienda, ma quella di un'istruzione ''a forma di persona'', come sottolineano i due autori. La scuola dell'autonomia finanziaria rappresenta un vero e proprio fallimento: l'istruzione è sempre più elitaria e la dispersione scolastica aumenta costantemente nei quartieri più difficili.


Per non parlare della dispersione politica dei giovani. Oggi si discute sulla legittimità di un eventuale diritto al voto riconosciuto ai sedicenni, ma un dubbio, è lecito: l' 80% dei docenti italiani sostiene che a scuola non si fa politica e non si parla di politica; il restante 20%, di cui Saudino e Foà fanno parte, affermano che tutto è politica, a scuola si fanno le elezioni studentesche, le assemblee e non è casuale che si invitano politici a seminari pubblici.

Ecco, le percentuali sono delle stime di natura personale, per carità, e spero di averle sbagliate.


Tuttavia, mi chiedo: la partecipazione politica consiste soltanto nell'essere iscritti a un partito? Non credo proprio. A scuola si deve imparare a fare politica e a pensare la politica.

Cambiamo la scuola è un manifesto di una scuola pubblica umanista e politica.

Leggi anche: - Si può filosofare senza la conoscenza della storia della filosofia? - L'alternanza scuola-lavoro promuove cultura? - Matteo Felandro Acquatico di Albenga esordisce con: “Il profumo delle primule”

40 visualizzazioni0 commenti

Post recenti

Mostra tutti