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27 gennaio: le ombre della filosofia che non vanno dimenticate





L'antigiudaismo, che è cosa diversa dall'antisemitismo, ha un’origine teologica che da Agostino arriva fino a Lutero. Secondo questa visione, tutto quanto il popolo ebraico sarebbe colpevole del crimine più grande di tutti, il deicidio, avendo la folla che voleva la morte di Cristo detto a Pilato: "Il suo sangue ricada su di noi e sui nostri figli" , dunque ogni discendente di Israele reca in sé un marchio d'infamia. La Riforma protestante, poi, si è svolta nel segno di una severa condanna nei confronti dell'esteriorità a favore dell’interiorità, peculiarità del cristianesimo che lo distinguerebbe dall'ebraismo, legato ai precetti della legge mosaica. Sebbene Lutero avesse ben presente l'origine ebraica di Gesù, egli non concepì mai la religione ebraica come effettivo distacco dal paganesimo. Questa fu anche l'opinione di Kant, devoto luterano, secondo cui la morale doveva costituirsi come una religione razionale, quindi tutta interna ad un soggetto autonomo, svincolato da precetti esteriori che non fossero quelli provenienti dalla legge morale, una legge che nella propria libertà l’uomo dà a sé stesso. È infatti nell’illuminismo tedesco che l’antigiudaismo comincia a diventare materia filosofica e ad intrecciarsi con l’antisemitismo vero e proprio, di matrice razziale, siccome lo stesso Kant afferma che l’ebraismo non è una religione, essendo un mero sistema di controllo politico che s’intreccia sì con la teologia, ma con il solo scopo di fornire un governo stabile al popolo eletto. Per questo, afferma sempre Kant, avvallando luoghi comuni estremamente diffusi nei confronti delle popolazioni semitiche, l’ebreo è per natura un mentitore, perché si rifiuta di diventare un cittadino come gli altri e vive alle spalle della comunità in cui si è inserito. Simili pregiudizi sugli ebrei vennero avallati anche da Hegel, il quale sosteneva che il popolo ebraico non considera nulla di sua proprietà, dal momento che Dio ha detto: "La terra è mia e voi siete presso di me come forestieri e inquilini", per cui esso è condannato a permanere in una condizione di perenne schiavitù, dalla quale solo Gesù avrebbe potuto liberarlo.

Come ha evidenziato Luigi Pareyson, la filosofia di Heidegger è anticristiana, in quanto si costituisce come un neopaganesimo che ambisce ad una riforma della cultura tedesca per favorire il ritorno dell'Europa alle sue origini greche, che non hanno nulla a che fare con l’oriente da cui proviene il cristianesimo. Heidegger ha creduto di poter individuare nel Terzo Reich il mezzo per attuare il suo progetto filosofico, ma le sue aspettative verranno presto deluse e abbandonerà la militanza politica senza mai sconfessare l'appartenenza al nazionalsocialismo. In definitiva, il pensiero heideggeriano è anticristiano perché antigiudaico: esso pretende di descrivere quasi un'essenza dell'ebreo, in cui si fondono preconcetti divenuti ormai usuali anche nella Germania pre-nazista e un ripudio della metafisica occidentale, contaminata dall'ebraismo: il suo è un antisemitismo metafisico, come lo definisce Donatella di Cesare. Eppure Heidegger fa spesso riferimento ad autori cristiani nelle proprie opere per dare al cristianesimo un’impronta gnostica, negando il legame che sussiste tra la predicazione di Cristo e i profeti veterotestamentari. La Judenfrage, la questione ebraica, diventa quindi il tratto saliente, anche se efficacemente occultato, della speculazione di colui che è il maggior filosofo del novecento. Tristemente, proprio lui ebbe a dire che "chi grandemente pensa, erra grandemente". La recente pubblicazione dei Quaderni Neri, redatti tra il 1931 e il 1969 del secolo scorso, di sicuro non migliorano la già ambigua fama del pensatore tedesco. Queste annotazioni mostrano infatti ulteriori dettagli sul rapporto tra Heidegger e lo sterminio del popolo ebraico. Gli ebrei sono secondo il filosofo tra i principali imputati dell’oblio dell’essere e del dilagare metafisico, condizione poi perpetrata anche dalla cristianità. Conoscendo il pensiero di Heidegger quindi non c’è da sorprendersi di come la cultura ebraica venga demonizzata. Ma nei Quaderni Neri viene aggiunto un passaggio importante che mostra come l’antisemitismo non sia una semplice parentesi, ma un tassello fondamentale per comprendere il rapporto fra il filosofo ed il reich nazista. Il popolo ebraico è infatti anche tra i principali colpevoli del dominio della tecnica, che secondo il filosofo allontanano l’uomo dal mistero dell’essere, ingrandendo l’oblio tra l’uomo e l’essere. Il rapporto tra tecnologia e pensiero heideggeriano è molto complesso, e per ora ci limiteremo ad accennarlo. Quello che ci interessa sapere è come i campi di sterminio siano un prodotto di questa stessa tecnica, ed ecco che in quest’ottica gli ebrei sono responsabili del loro stesso sterminio. Uno sterminio che il filosofo reputa fondamentale per una rinascita della Germania e della ricerca dell’essere.

In ultima analisi, potremmo affermare che anche il mondo della filosofia presenta i suoi lati oscuri e in questa Giornata della memoria vi proponiamo questi interrogativi per riflettere insieme: Cosa intendiamo oggi per memoria? Come possiamo salvarci se la memoria è un campo di battaglia i cui contendenti lottano per la conquista del passato? Proviamo a rispondere a queste domande chiamando in causa un ebreo tedesco, che il nazismo lo ha sofferto pagando cara la propria pelle. Il filosofo Walter Benjamin concepisce la memoria come un potente strumento per combattere l’oppressione dei vincitori. Tuttavia, la storia mondana insegna che la memoria è un’arma a doppio taglio: si ricorda per non ricadere nell'errore, si ricorda per dimenticare. Abbiamo bisogno di una memoria ospitale, capace di ascoltare le ragioni degli altri. Bisogna evitare le interpretazioni di qualsiasi evento storico con occhi di parte. Citando Remo Bodei:


Per gli Americani il 7 dicembre del 1941, bombardamento e attacco contro Pearl Harbour, è chiamato il Giorno della Vergogna, ma gli Americani non chiamano nello stesso modo il 6 agosto e il 9 agosto del 1945, quando venne bombardata Hiroshima e Nagasaki. E quindi il problema di porsi, da un punto di vista storico, come dire, il più possibile oggettivo, che non vuol dire che esista una posizione sopra le parti, ma che tenga conto dei diversi punti di vista e di certe realtà che non si possono negare.


Per quanto riguarda la prospettiva messianica della storia, le tesi di Benjamin affascinano molto; l’invito di prendere in considerazione la tradizione degli oppressi sarebbe utile per la società di oggi, ma questa utilità si realizza, probabilmente, a condizione che finiscano le invidie fra chi si sente oppresso. Facendo riferimento all'Italia, le cronache recenti ci dimostrano gli effetti drammatici della squallida retorica politica, la quale alimenta i conflitti e le ostilità fra le varie identità culturali del nostro Paese, generando una mera guerra fra poveri. Di fronte allo sviluppo incessante di una società fluida si chiedono diritti, chiamando in causa la propria identità, accentuando la priorità degli italiani sugli immigrati. In questo caso, l’esercizio della memoria potrebbe essere un'arma efficace per debellare qualsiasi divergenza fra le culture, a condizione che la nostra facoltà mnenomica riconosca gli abusi del mondo occidentale e della cultura eurocentrica nei confronti dell’alterità del cosiddetto "Terzo Mondo". A questo punto, ci è spontaneo dichiarare la nostra accoglienza della tesi benjamiana, secondo cui la tradizione storica degli oppressi rappresenta un valido punto di partenza per riscattare l’uomo, ma ciò deve compiersi anche ponendo fine a qualsiasi accanimento della memoria, in quanto accanimento identitario.



Leonardo Pastorello

Marco Baile Serra

Uriel P. Tiogeneitt



Fonti sitografiche:

https://www.corriere.it/cultura/15_febbraio_03/heidegger-gli-ebrei-si-sono-autoannientati-99819ca8-abe5-11e4-bd86-014e921a3174.shtml

https://marioxmancini.medium.com/heidegger-la-questione-della-tecnologia-11578c2132e2

https://lantennaonline.it/2019/08/14/ricordare-fa-sempre-male-memoria-e-progresso-in-benjamin/

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